Previdenza · Dati Assogestioni-Censis 2026
I lavoratori tra 18 e 50 anni intervistati si aspettano, in media, una pensione pubblica pari al 48,4% della retribuzione. Vorrebbero smettere di lavorare a 60 anni, ma pensano di riuscirci a 69. E mentre il 28,9% dichiara di conoscere bene la previdenza complementare, alla prova dei fatti la conosce davvero il 17%. Il 7° Rapporto Assogestioni-Censis, presentato il 23 giugno 2026, fotografa questa distanza tra aspettative, comprensione e capacità di decidere.
Aggiornato al 3 ottobre 2026 · Lettura: circa 15 minuti
Per passare dai numeri alle domande che ci riguardano ho creato Finanza in Gioco · Special Edition Previdenza: un percorso di gioco per verificare che cosa comprendiamo davvero di fondi pensione, costi, garanzie e contributi.
Che cosa significa consapevolezza previdenziale? È la capacità di comprendere quale reddito potremmo avere in pensione, quali esigenze dovrà coprire e come funzionano gli strumenti disponibili per integrarlo. Conoscere il nome del proprio fondo è un punto di partenza: capire versamenti, costi, investimenti, rischi e condizioni di accesso al denaro permette di valutare la scelta.
- Il campione del Rapporto è composto da lavoratori tra 18 e 50 anni: i numeri descrivono aspettative e conoscenze, non stime della pensione di ciascuno.
- Pensione pubblica attesa: 48,4% della retribuzione in media, 49,7% per i dipendenti, 41,5% per gli autonomi.
- Conoscenza dichiarata: 28,9%. Conoscenza verificata sul funzionamento dei meccanismi di base: 17,0%.
- Dal 2026 cambiano deducibilità, modalità di prestazione e adesione dei neoassunti: solo il 6,0% dichiara di conoscere bene queste novità.
Chi è stato intervistato, e perché è importante saperlo
Il Rapporto Assogestioni-Censis non calcola la pensione di nessuno. Chiede a un campione di lavoratori tra 18 e 50 anni che cosa si aspettano e che cosa sanno della previdenza complementare. È una distinzione da tenere a mente in tutto l’articolo: quando leggiamo “48,4%” stiamo leggendo una percezione media, non una previsione individuale.
Proprio per questo il dato è interessante. Quando la pensione viene immaginata senza una stima della propria posizione, il rischio è decidere sulla base di un’impressione. Una percentuale pessimistica può generare preoccupazione, ma non indica ancora quanto risparmiare, per quanto tempo o attraverso quale strumento.
La mia lettura: il rapporto è utile perché rende visibile il punto in cui la preoccupazione si dovrebbe trasformare in una verifica. Per farlo occorre distinguere tre domande: quale pensione posso stimare, quale reddito mi servirà e quali risorse posso destinare oggi a colmare un eventuale divario.
Quanto pensiamo di prendere: la pensione attesa
In media i lavoratori intervistati si aspettano una pensione pubblica pari al 48,4% della propria retribuzione da lavoro. Gli autonomi indicano un’aspettativa più bassa rispetto ai dipendenti, senza che questo dato consenta di prevedere la pensione di ogni singolo lavoratore.
| Gruppo | Pensione attesa |
|---|---|
| Media dei lavoratori intervistati | 48,4% |
| Lavoratori dipendenti | 49,7% |
| Lavoratori autonomi | 41,5% |
Guardando la distribuzione delle risposte, il 24,7% indica meno del 40% della retribuzione, il 46,7% una quota tra il 40% e il 60%, il 17,4% oltre il 60%. In altre parole, oltre sette lavoratori su dieci (71,4%) non pensano di superare il 60%. L’11,2% non sa indicare una percentuale. Fonte: comunicato Assogestioni del 23 giugno 2026.
Per dare concretezza alle percentuali: su una retribuzione di 2.000 euro, il 48,4% corrisponde a 968 euro e il 41,5% a 830 euro. È solo un modo per leggere i numeri, non una stima: la pensione di ciascuno dipende dalla propria storia contributiva. Questo esempio aritmetico non rappresenta un confronto fra redditi netti, né misura il potere d’acquisto futuro. Per una simulazione personale, se la propria gestione è tra quelle ammesse, esiste il servizio INPS “La mia pensione futura”, basato su età, storia lavorativa e reddito.
Il divario sull’età: 60 anni desiderati, 69 attesi
L’età di pensionamento desiderata è in media 60 anni: il 64,8% vorrebbe smettere entro quell’età. L’età che i lavoratori si aspettano realisticamente è invece 69 anni. Nove anni di scarto tra desiderio e aspettativa: anche qui il rapporto misura ciò che le persone immaginano, non stabilisce l’età a cui andranno effettivamente in pensione.
La mia lettura: questo scarto merita attenzione quanto l’importo dell’assegno. Se si desidera lasciare il lavoro prima di maturare la pensione pubblica, il problema da affrontare è anche come finanziare gli anni intermedi. Anticipare l’uscita dal lavoro e integrare il reddito durante il pensionamento richiedono verifiche diverse.
Per leggere queste aspettative nel contesto del sistema previdenziale italiano, puoi approfondire il rapporto tra previdenza, demografia e mercato del lavoro nel Rapporto CNEL 2025.
Previdenza complementare: conoscenza dichiarata e comprensione effettiva
Alla domanda sulla conoscenza della previdenza complementare, il 28,9% dei lavoratori dichiara di conoscerla bene, il 57,6% la conosce “a grandi linee”, il 13,5% non la conosce affatto.
Il Rapporto però non si ferma all’autovalutazione: verifica la comprensione con domande sul funzionamento dei meccanismi di base. Il risultato è che solo il 17,0% dei lavoratori ha una conoscenza effettiva. Sulle novità della Legge di Bilancio 2026 la quota scende al 6,0%.
La mia lettura: la familiarità con le parole può essere scambiata per comprensione. Sapere di avere “un fondo pensione” è diverso dal conoscere il comparto scelto, i costi o le condizioni della garanzia. Il divario fra le due percentuali non dimostra che ogni persona sicura di sé si sbagli; invita però a verificare che cosa sappiamo spiegare davvero.
Per il lettore la domanda concreta può essere questa: saprei spiegare a un’altra persona come funziona la mia posizione previdenziale, senza fermarmi al nome del prodotto?
Perché rimandiamo la scelta
Il Rapporto mette in fila i motivi del rinvio. Il 45,0% dei lavoratori pensa di avere altre priorità in questo momento. Il 51,3% è convinto che non abbia senso pianificare la pensione perché le regole cambiano spesso. A questo si aggiunge la qualità dell’informazione: per il 55,8% sulla previdenza complementare circolano informazioni poco chiare, e al 18,3% è capitato di riceverne alcune poi rivelatesi false.
La mia lettura: il 51,3% contiene un paradosso. Le regole cambiano anche per la pensione pubblica, e aspettare non mette al riparo da quei cambiamenti. Rimandare è comunque una scelta: riduce il tempo disponibile per costruire risorse e lascia per un altro giorno le verifiche sulla posizione già esistente.
Questo non significa che ogni rinvio sia irrazionale. Se il bilancio familiare è stretto, le spese essenziali e una riserva per gli imprevisti possono avere la precedenza. Distinguerei però il rinvio dovuto alla mancanza di risorse da quello dovuto alla confusione: nel secondo caso si può cominciare a capire le regole anche senza effettuare subito un versamento.
Le motivazioni positive, intanto, non mancano: tra i lavoratori che conoscono la previdenza complementare, il 76,1% pensa che possa aiutare a mantenere o migliorare il tenore di vita in pensione e il 69,9% che possa contribuire a finanziare progetti nella fase della longevità.
Il rapporto tra prudenza, risparmio e decisioni di lungo periodo è approfondito anche nell’articolo Risparmio degli italiani 2026: quando essere troppo prudenti diventa un rischio. È una lettura complementare per ragionare sulle priorità del proprio bilancio.
Sei meccanismi da conoscere prima di decidere
Molta della confusione rilevata dal Rapporto riguarda il funzionamento pratico. Ecco sei punti da verificare, con il rimando alle pagine di educazione previdenziale della COVIP, l’autorità di vigilanza sui fondi pensione.
1. Come si costruisce il capitale nel fondo pensione?
La previdenza complementare funziona a capitalizzazione individuale: la prestazione si basa sui contributi accumulati e sui rendimenti netti ottenuti sulla tua posizione. La posizione riflette quanto viene versato e come vengono investite le risorse, al netto di costi e imposte. Il tempo disponibile conta, ma non rende irrilevanti l’importo dei versamenti e il rischio assunto. COVIP: capitalizzazione individuale
2. Come confrontare i costi dei fondi pensione?
L’Indicatore sintetico dei costi (ISC) permette di confrontare forme pensionistiche simili a parità di periodo di permanenza. Non misura il rendimento futuro, ma rende confrontabile quanto pesano i costi nel tempo, usando ipotesi standard. Per un confronto utile vanno affiancati lo stesso periodo di permanenza e comparti con caratteristiche coerenti. Una commissione apparentemente piccola, applicata per molti anni, merita la stessa attenzione del rendimento pubblicizzato. COVIP: Indicatore sintetico dei costi
3. Quando opera la garanzia di un fondo pensione?
I comparti hanno profili di rischio diversi. Nelle linee garantite la garanzia opera al verificarsi degli eventi e alle condizioni previste dal regolamento: il nome del comparto da solo non basta per sapere quando si applica. La scelta della linea va collegata a orizzonte temporale e situazione personale. COVIP: fondi mono-comparto e multi-comparto
4. Trasferire il fondo pensione fa perdere l’anzianità?
No: il trasferimento conserva l’anzianità di adesione maturata. La scelta iniziale non è definitiva. Il trasferimento volontario è generalmente possibile dopo due anni di partecipazione; per i dipendenti pubblici iscritti ai fondi dedicati la COVIP indica tre anni. Si può trasferire la posizione a un’altra forma pensionistica senza far ripartire da zero l’anzianità. Prima di farlo vanno confrontati costi, comparti e, per i dipendenti, le condizioni dell’eventuale contributo del datore di lavoro. Trasferire non significa ritirare il denaro: la finalità previdenziale e le regole di accesso alla posizione restano da considerare. COVIP: anzianità in caso di trasferimento
5. Chi può aderire alla previdenza complementare?
Possono aderire anche lavoratori autonomi e liberi professionisti, attraverso i fondi pensione aperti o i piani individuali pensionistici. È possibile iscrivere anche i familiari fiscalmente a carico, compresi i figli minori: ne ho parlato in Fondo pensione per minori: vantaggi fiscali e passaggio generazionale. COVIP: fondo pensione aperto, chi può aderire
Se la domanda riguarda anche figli e continuità del patrimonio familiare, trovi un ulteriore approfondimento sul fondo pensione come strumento per il passaggio generazionale.
6. Quando spetta il contributo del datore di lavoro?
Per i dipendenti, i contratti e gli accordi collettivi definiscono i contributi del lavoratore e del datore di lavoro. Il contributo datoriale non va dato per scontato, né per importo né per condizioni: va verificato sul contratto applicato e sulla modalità di adesione. Confrontare soltanto il rendimento passato o il vantaggio fiscale può far perdere di vista questa componente del finanziamento della posizione. Sul confronto tra TFR in azienda e TFR nel fondo pensione trovi un approfondimento in TFR in azienda: ma quanto mi costi?
L’articolo sul TFR collegato sopra si concentra sul meccanismo di rivalutazione del TFR lasciato in azienda e sul suo costo per l’impresa. Per valutare la destinazione del TFR occorre considerare anche le caratteristiche della forma pensionistica e la propria situazione personale.
Che cosa cambia nel 2026
La Legge di Bilancio 2026 ha modificato diversi aspetti della previdenza complementare. Ecco i principali, con la relativa decorrenza.
| Novità | Cosa prevede | Da quando |
|---|---|---|
| Deducibilità dei contributi | Limite annuo elevato a 5.300 euro | Periodo d’imposta 2026 |
| Prestazione in capitale | Resta il limite del 50% del montante: l’aumento al 60% previsto dalla Legge di Bilancio 2026 è stato annullato dalla legge n. 112/2026 | — |
| Adesione automatica dei neoassunti | Dipendenti del settore privato di prima assunzione dopo il 30 giugno 2026: TFR maturando e contributi previsti dagli accordi collettivi confluiscono nella forma pensionistica, salvo rinuncia entro 60 giorni dall’assunzione | 1° luglio 2026 |
| Modalità alternative alla rendita vitalizia | Nelle forme a contribuzione definita: rendita a durata definita e prelievi nei limiti previsti; erogazione frazionata del capitale per almeno cinque anni con decorrenza distinta | 1° luglio 2026; 31 ottobre 2026 per l’erogazione frazionata, secondo la scheda COVIP |
Per i lavoratori interessati dall’adesione automatica, i 60 giorni dall’assunzione sono la finestra in cui esercitare una scelta diversa. La COVIP distingue la prima assunzione da specifici casi di riassunzione di chi già destina il TFR alla previdenza complementare: non tutte le situazioni di un “neoassunto” coincidono.
Il limite ordinario di deducibilità di 5.300 euro comprende l’eventuale contributo del datore di lavoro; il TFR ne è escluso. Il vantaggio effettivo dipende dal reddito e dal regime fiscale: in particolare, i contributi non si deducono dal reddito in regime forfettario. La scheda fiscale COVIP aiuta a distinguere i casi.
Per le prestazioni considero la scheda COVIP attuale, che riporta decorrenze distinte per le nuove modalità. Le prime sintesi pubblicate a gennaio non bastano a descrivere tutte le regole operative di ottobre. Rendita vitalizia, rendita a durata definita e capitale frazionato rispondono inoltre a esigenze diverse: la scelta riguarda anche la durata della copertura del reddito.
Leggere i dati può farci riconoscere un problema. Rispondere a una domanda concreta può farci riconoscere un dubbio: sul costo, sulla garanzia, sul TFR. È da qui che nasce l’edizione Previdenza di Finanza in Gioco. Il risultato del gioco riguarda le sue domande originali e non permette di collocarsi nel 17% misurato dal Censis.
Da dove partire: sei verifiche sulla tua previdenza
Prima di decidere se aderire, versare di più o cambiare fondo, metti in fila queste informazioni. La consapevolezza comincia dalle domande a cui sai rispondere e da quelle che devi ancora approfondire.
- Pensione pubblica: quale importo indica la simulazione INPS e su quali ipotesi si basa?
- Reddito desiderato: quali spese dovrà sostenere e quale eventuale divario vuoi affrontare?
- Versamento sostenibile: quanto puoi destinare alla previdenza, tenendo conto delle spese essenziali e della riserva per gli imprevisti?
- Comparto e garanzia: dove sono investite le risorse, con quali rischi e a quali condizioni opera l’eventuale garanzia?
- Costi: quale ISC è indicato per l’orizzonte di permanenza che stai considerando?
- Contributo del datore: è previsto dal tuo contratto, in quale misura e a quali condizioni?
Se alcune risposte mancano, puoi cominciare dal gioco e dalle fonti indicate. Per una valutazione della tua posizione occorre poi leggere i documenti e considerare la tua situazione personale.
SPECIAL EDITION · PREVIDENZA COMPLEMENTARE
Finanza in Gioco · Special Edition Previdenza
Quanto sai spiegare davvero della tua previdenza? Mettiti alla prova, scopri i concetti da rivedere e leggi la spiegazione dopo ogni risposta.
Ho trasformato i temi di questo articolo in un percorso di 10 domande, senza timer e senza tecnicismi. Le domande sono originali: non è il questionario del Censis, ma un esercizio costruito sugli stessi temi, con fonti Assogestioni-Censis, COVIP e INPS.
Per conoscere il percorso da cui nasce questo progetto, puoi leggere Finanza in gioco: cinque domande che sembrano facili, il racconto dell’esperienza dal vivo dedicata alla cultura finanziaria.
- 10 temi, 50 domande: conoscenza dichiarata, aspettative e realtà, secondo pilastro, capitale previdenziale, costi, scelta del comparto, garanzie, nuovi assunti 2026, continuità previdenziale, contributo del datore. Ogni partita estrae una domanda per tema.
- Punteggio: 6 domande di base da 10 punti e 4 intermedie da 20 punti, per un massimo di 140. Nessun bonus di velocità.
- Dopo ogni risposta: spiegazione semplice e fonte ufficiale. Alla fine, il riepilogo dei temi da rivedere e la classifica dedicata all’edizione.
- Conta la partita migliore: se completi più sessioni, la classifica conserva il tuo miglior punteggio. Le partite non vengono sommate.
- Accesso con il gettone del giocatore: non vengono richiesti nome, email o telefono. Il gettone permette di riconoscere il profilo di gioco; partite, risposte e punteggi vengono registrati.
Il ruolo della consulenza, detto da chi la fa
Il Rapporto rileva che, tra i lavoratori che conoscono la previdenza complementare, il 55,0% dichiara che probabilmente si deciderebbe ad aderire con il supporto di un consulente esperto e di fiducia. Separatamente, il 55,9% dei lavoratori apprezzerebbe l’affiancamento di professionisti per comprenderne contenuti, opportunità, benefici e rischi. Fonte: comunicato Assogestioni.
Lo riporto con un interesse dichiarato, perché la consulenza è il mio lavoro. Leggo in questi risultati una domanda di accompagnamento, ma non la prova che ogni rinvio dipenda dalla mancanza di un consulente. E un’intenzione dichiarata non equivale a un’adesione effettiva.
Per me una spiegazione utile deve arrivare fino alle conseguenze della scelta: quale importo è sostenibile, quale comparto è coerente con il tempo disponibile, che cosa succede se cambiano lavoro o reddito, quali risorse devono restare accessibili. Può portare a un’adesione, a una revisione o alla decisione motivata di attendere. Il primo passo può essere anche soltanto rileggere con calma ciò che si ha già. Se hai già una forma pensionistica, puoi partire da Fondo pensione: ce l’ho, ma è davvero quello giusto per me?
Per approfondire sul blog
- Il futuro della previdenza italiana: il Rapporto CNEL 2025
- Il fondo pensione come strumento per il passaggio generazionale
- Risparmio degli italiani 2026: quando essere troppo prudenti diventa un rischio
- La finanza in gioco: cinque domande che sembrano facili
Per continuare la lettura seguendo i temi che ti interessano, esplora la Mappa dei contenuti su previdenza, risparmio e consapevolezza finanziaria.
Domande frequenti
Il 48,4% è la pensione che prenderò?
No. È la media delle aspettative dichiarate dai lavoratori tra 18 e 50 anni intervistati per il 7° Rapporto Assogestioni-Censis. La pensione di ciascuno dipende dalla propria storia contributiva; per una simulazione personale si può usare il servizio INPS “La mia pensione futura”.
I lavoratori autonomi possono aderire alla previdenza complementare?
Sì. Lavoratori autonomi e liberi professionisti possono aderire ai fondi pensione aperti e ai piani individuali pensionistici. Si possono iscrivere anche i familiari fiscalmente a carico.
Che cosa succede ai neoassunti dal 1° luglio 2026?
Per i dipendenti del settore privato di prima assunzione successiva al 30 giugno 2026 è prevista l’adesione automatica alla previdenza complementare, con conferimento del TFR maturando e dei contributi previsti dagli accordi collettivi. Il lavoratore può rinunciare entro 60 giorni dall’assunzione.
Se aderisco, posso cambiare idea?
Sì. Si può cambiare comparto secondo le regole della forma pensionistica e trasferire la posizione conservando l’anzianità di adesione. Il trasferimento volontario è generalmente possibile dopo due anni, con regole specifiche per i dipendenti pubblici iscritti ai fondi dedicati. Trasferimento e ritiro del capitale sono operazioni diverse.
Il quiz Finanza in Gioco Special Edition Previdenza raccoglie dati personali?
Il gioco non chiede nome, email o telefono. Ti assegna un gettone casuale e registra partite, risposte e punteggi in forma pseudonima, per la classifica e per statistiche aggregate. In classifica compaiono solo il nome pubblico e l’icona, mai il gettone. Le domande sono originali e i risultati non sono confrontabili con quelli del questionario Censis. Le informazioni sul trattamento sono nella privacy policy del sito.
Fonti
- Assogestioni, Previdenza complementare: questa sconosciuta (7° Rapporto Assogestioni-Censis, 23 giugno 2026)
- Assogestioni, Dalla consapevolezza all’azione: la nuova fase della previdenza complementare
- Censis, 7° Rapporto Assogestioni-Censis
- COVIP, Adesione automatica dei neoassunti dal 1° luglio 2026
- COVIP, Educazione previdenziale: informazioni di base
- COVIP, Prestazione pensionistica complementare: modalità e decorrenze
- COVIP, I vantaggi fiscali della previdenza complementare
- Previndai, Legge di Bilancio 2026: le novità sulla previdenza complementare
- INPS, La mia pensione futura
Dati del Rapporto tratti dalle sintesi pubbliche di Assogestioni e Censis; fonti pubbliche consultate al 3 ottobre 2026. Le interpretazioni segnalate come “La mia lettura” sono dell’autore.
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative. Non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o previdenziale personalizzata, né sollecitazione all’adesione a specifiche forme pensionistiche. Prima di aderire leggi la documentazione informativa della forma pensionistica. I dati citati descrivono percezioni e conoscenze del campione intervistato e non rappresentano stime della pensione futura. Le esemplificazioni numeriche sono illustrative. La normativa citata è aggiornata alla data di revisione e può essere oggetto di provvedimenti attuativi successivi.