Inflazione e fiscal drag: perché guadagni di più ma sei più povero

ISTAT · settembre 2026 · dati provvisori
4,2%
Inflazione annua NIC
1,7%
Inflazione di fondo
4,1%
Inflazione annua IPCA

Aggiornato il · Dati ISTAT provvisori di settembre 2026, pubblicati il 30 settembre.

Se guadagni la stessa cifra, o poco di più, ma a fine mese fai più fatica, non è soltanto una sensazione. Una parte della differenza può dipendere dall’effetto combinato di inflazione e fiscal drag: due fenomeni distinti che agiscono in modo diverso ma possono sommarsi. Il primo riduce il potere d’acquisto di reddito e risparmi; il secondo può aumentare l’incidenza fiscale effettiva quando i redditi nominali crescono senza un adeguamento coordinato di scaglioni e detrazioni.

Ciò che conta, alla fine, non è quanto aumenta lo stipendio in euro, ma il reddito reale netto: quanto rimane dopo le imposte e al netto dell’inflazione. In questo articolo vediamo cos’è il fiscal drag, come si combina con l’inflazione e perché è utile distinguere tra la liquidità necessaria e il capitale che può essere valutato in un’ottica di più lungo periodo.

Inflazione a settembre 2026: cosa dicono i nuovi dati ISTAT

Secondo le stime provvisorie ISTAT, l’inflazione annua NIC sale dal 3,3% di agosto al 4,2% di settembre 2026. Il NIC misura i prezzi per l’intera collettività nazionale; qui comprende i tabacchi.

Su schermi piccoli puoi scorrere la tabella →
Variazioni annue · settembre 2026 provvisorio
IndicatoreAgosto 2026Settembre 2026
Inflazione generale NIC+3,3%+4,2%
Fondo: esclusi energetici e alimentari freschi+1,5%+1,7%
Energetici regolamentati+18,6%+25,9%
Energetici non regolamentati+17,0%+22,2%
Alimentari non lavorati+3,8%+5,5%
Carrello della spesa*+0,9%+1,7%
Prodotti ad alta frequenza d’acquisto+4,3%+5,3%

*Alimentari, beni per la cura della casa e della persona. Fonte: ISTAT, comunicato del 30 settembre 2026. Dati definitivi previsti il 16 ottobre 2026.

Rispetto ad agosto, il NIC aumenta dello 0,7%; l’IPCA, indice armonizzato europeo, registra +4,1% annuo. L’inflazione media acquisita per il 2026 è +3,1%: misura la media annua se i prezzi restassero fermi fino a dicembre, non una previsione.

L’accelerazione è soprattutto energetica. Per il bilancio familiare conta anche la composizione delle spese: la media nazionale non coincide necessariamente con l’inflazione personale. Questi dati misurano i prezzi, non quantificano il fiscal drag, che richiede informazioni su redditi, imposte e detrazioni.

Per approfondire il collegamento tra energia e potere d’acquisto, leggi la mia analisi su petrolio, Hormuz, diesel, inflazione e oro: ricostruisce i canali attraverso cui tensioni su carburanti, raffinazione e trasporti possono incidere sui prezzi e sui mercati obbligazionari. È un approfondimento del contesto, non una spiegazione unica della variazione rilevata da ISTAT.

FOI negli ultimi cinque anni: quanto sono aumentati i prezzi?

Il FOI senza tabacchi permette di seguire il livello dei prezzi nel tempo. Il grafico usa tutti i dati mensili da agosto 2021 ad agosto 2026: una finestra esatta di cinque anni. L’ultimo dato definitivo disponibile al 1° ottobre 2026 è agosto 2026, pubblicato da ISTAT il 16 settembre: indice ufficiale 103,7, base 2025=100, variazione annua +3,4%. È una serie distinta dal NIC provvisorio di settembre presentato sopra.

Il livello dei prezzi è cresciuto di circa il 20,2% in cinque anni

FOI nazionale senza tabacchi · agosto 2021–agosto 2026 · 61 punti mensili · agosto 2021=100

FOI senza tabacchi: evoluzione da agosto 2021 ad agosto 2026 61 dati mensili ISTAT, raccordati e normalizzati ad agosto 2021 uguale 100. Ad agosto 2026 l’indice è 120,24: aumento cumulato dei prezzi del 20,24 per cento. 100 105 110 115 120 Ago 2021 2022 2023 2024 2025 Ago 2026 Agosto 2021: 100,00 (agosto 2021=100) Settembre 2021: 99,81 (agosto 2021=100) Ottobre 2021: 100,38 (agosto 2021=100) Novembre 2021: 100,96 (agosto 2021=100) Dicembre 2021: 101,43 (agosto 2021=100) Gennaio 2022: 102,87 (agosto 2021=100) Febbraio 2022: 103,92 (agosto 2021=100) Marzo 2022: 104,97 (agosto 2021=100) Aprile 2022: 104,78 (agosto 2021=100) Maggio 2022: 105,64 (agosto 2021=100) Giugno 2022: 106,88 (agosto 2021=100) Luglio 2022: 107,26 (agosto 2021=100) Agosto 2022: 108,12 (agosto 2021=100) Settembre 2022: 108,40 (agosto 2021=100) Ottobre 2022: 111,94 (agosto 2021=100) Novembre 2022: 112,61 (agosto 2021=100) Dicembre 2022: 112,89 (agosto 2021=100) Gennaio 2023: 112,99 (agosto 2021=100) Febbraio 2023: 113,18 (agosto 2021=100) Marzo 2023: 112,70 (agosto 2021=100) Aprile 2023: 113,09 (agosto 2021=100) Maggio 2023: 113,28 (agosto 2021=100) Giugno 2023: 113,28 (agosto 2021=100) Luglio 2023: 113,37 (agosto 2021=100) Agosto 2023: 113,75 (agosto 2021=100) Settembre 2023: 113,94 (agosto 2021=100) Ottobre 2023: 113,85 (agosto 2021=100) Novembre 2023: 113,37 (agosto 2021=100) Dicembre 2023: 113,56 (agosto 2021=100) Gennaio 2024: 113,94 (agosto 2021=100) Febbraio 2024: 113,94 (agosto 2021=100) Marzo 2024: 114,04 (agosto 2021=100) Aprile 2024: 113,94 (agosto 2021=100) Maggio 2024: 114,14 (agosto 2021=100) Giugno 2024: 114,14 (agosto 2021=100) Luglio 2024: 114,61 (agosto 2021=100) Agosto 2024: 114,71 (agosto 2021=100) Settembre 2024: 114,61 (agosto 2021=100) Ottobre 2024: 114,71 (agosto 2021=100) Novembre 2024: 114,71 (agosto 2021=100) Dicembre 2024: 114,80 (agosto 2021=100) Gennaio 2025: 115,47 (agosto 2021=100) Febbraio 2025: 115,66 (agosto 2021=100) Marzo 2025: 115,95 (agosto 2021=100) Aprile 2025: 115,85 (agosto 2021=100) Maggio 2025: 115,76 (agosto 2021=100) Giugno 2025: 115,85 (agosto 2021=100) Luglio 2025: 116,33 (agosto 2021=100) Agosto 2025: 116,33 (agosto 2021=100) Settembre 2025: 116,24 (agosto 2021=100) Ottobre 2025: 115,95 (agosto 2021=100) Novembre 2025: 115,85 (agosto 2021=100) Dicembre 2025: 116,05 (agosto 2021=100) Gennaio 2026: 116,41 (agosto 2021=100) Febbraio 2026: 116,99 (agosto 2021=100) Marzo 2026: 117,69 (agosto 2021=100) Aprile 2026: 118,85 (agosto 2021=100) Maggio 2026: 119,20 (agosto 2021=100) Giugno 2026: 119,20 (agosto 2021=100) Luglio 2026: 119,54 (agosto 2021=100) Agosto 2026: 120,24 (agosto 2021=100) 120,24 FOI senza tabacchi: evoluzione da agosto 2021 ad agosto 2026 61 dati mensili ISTAT, raccordati e normalizzati ad agosto 2021 uguale 100. Ad agosto 2026 l’indice è 120,24: aumento cumulato dei prezzi del 20,24 per cento. 100 105 110 115 120 Ago 2021 2023 2025 Ago 2026 Agosto 2021: 100,00 (agosto 2021=100) Settembre 2021: 99,81 (agosto 2021=100) Ottobre 2021: 100,38 (agosto 2021=100) Novembre 2021: 100,96 (agosto 2021=100) Dicembre 2021: 101,43 (agosto 2021=100) Gennaio 2022: 102,87 (agosto 2021=100) Febbraio 2022: 103,92 (agosto 2021=100) Marzo 2022: 104,97 (agosto 2021=100) Aprile 2022: 104,78 (agosto 2021=100) Maggio 2022: 105,64 (agosto 2021=100) Giugno 2022: 106,88 (agosto 2021=100) Luglio 2022: 107,26 (agosto 2021=100) Agosto 2022: 108,12 (agosto 2021=100) Settembre 2022: 108,40 (agosto 2021=100) Ottobre 2022: 111,94 (agosto 2021=100) Novembre 2022: 112,61 (agosto 2021=100) Dicembre 2022: 112,89 (agosto 2021=100) Gennaio 2023: 112,99 (agosto 2021=100) Febbraio 2023: 113,18 (agosto 2021=100) Marzo 2023: 112,70 (agosto 2021=100) Aprile 2023: 113,09 (agosto 2021=100) Maggio 2023: 113,28 (agosto 2021=100) Giugno 2023: 113,28 (agosto 2021=100) Luglio 2023: 113,37 (agosto 2021=100) Agosto 2023: 113,75 (agosto 2021=100) Settembre 2023: 113,94 (agosto 2021=100) Ottobre 2023: 113,85 (agosto 2021=100) Novembre 2023: 113,37 (agosto 2021=100) Dicembre 2023: 113,56 (agosto 2021=100) Gennaio 2024: 113,94 (agosto 2021=100) Febbraio 2024: 113,94 (agosto 2021=100) Marzo 2024: 114,04 (agosto 2021=100) Aprile 2024: 113,94 (agosto 2021=100) Maggio 2024: 114,14 (agosto 2021=100) Giugno 2024: 114,14 (agosto 2021=100) Luglio 2024: 114,61 (agosto 2021=100) Agosto 2024: 114,71 (agosto 2021=100) Settembre 2024: 114,61 (agosto 2021=100) Ottobre 2024: 114,71 (agosto 2021=100) Novembre 2024: 114,71 (agosto 2021=100) Dicembre 2024: 114,80 (agosto 2021=100) Gennaio 2025: 115,47 (agosto 2021=100) Febbraio 2025: 115,66 (agosto 2021=100) Marzo 2025: 115,95 (agosto 2021=100) Aprile 2025: 115,85 (agosto 2021=100) Maggio 2025: 115,76 (agosto 2021=100) Giugno 2025: 115,85 (agosto 2021=100) Luglio 2025: 116,33 (agosto 2021=100) Agosto 2025: 116,33 (agosto 2021=100) Settembre 2025: 116,24 (agosto 2021=100) Ottobre 2025: 115,95 (agosto 2021=100) Novembre 2025: 115,85 (agosto 2021=100) Dicembre 2025: 116,05 (agosto 2021=100) Gennaio 2026: 116,41 (agosto 2021=100) Febbraio 2026: 116,99 (agosto 2021=100) Marzo 2026: 117,69 (agosto 2021=100) Aprile 2026: 118,85 (agosto 2021=100) Maggio 2026: 119,20 (agosto 2021=100) Giugno 2026: 119,20 (agosto 2021=100) Luglio 2026: 119,54 (agosto 2021=100) Agosto 2026: 120,24 (agosto 2021=100) 120,24
+20,2%Aumento cumulato dei prezzi
agosto 2021 → agosto 2026
−16,8%Perdita di potere d’acquisto
di una somma non remunerata

Fonte: ISTAT — Rivaluta, tavola 7: indici nazionali e coefficienti di raccordo. Elaborazione dell’autore. La linea rappresenta il livello dei prezzi, non il tasso annuo d’inflazione.

Il passaggio da 100 a 120,24 significa che ciò che costava 100 € ad agosto 2021 costa, in media secondo questo indice, circa 120,24 € ad agosto 2026. 10.000 € rimasti invariati e non remunerati hanno quindi un potere d’acquisto pari a circa 8.317 € ai prezzi di agosto 2021: 10.000 ÷ 1,2024. Il calcolo non considera costi del conto né interessi e non misura il paniere personale.

Prezzi in aumento del 20,2% e perdita di potere d’acquisto del 16,8% non sono valori contraddittori: il primo misura quanto costa in più lo stesso paniere; il secondo quanto puoi comprare in meno con la stessa somma. Un’inflazione annua più bassa può rallentare l’aumento dei prezzi senza riportarli al livello iniziale.

Metodo: da gennaio 2026 la base ufficiale del FOI è 2025=100. I valori del 2026 sono moltiplicati per il coefficiente di raccordo 1,214 per confrontarli con quelli in base 2015=100; l’intera serie viene poi normalizzata ponendo agosto 2021=100. I valori del grafico sono quindi elaborazioni, non gli indici ufficiali nella base originaria. Fonte del metodo: nota metodologica ISTAT sulle variazioni e sui coefficienti di raccordo. Dati aggiornati a questa versione; il grafico non si aggiorna automaticamente.

Consulta i 61 dati mensili e le basi di riferimento
MeseFOI ufficialeBase ufficialeGrafico: ago 2021=100
Agosto 2021104,72015=100100,00
Settembre 2021104,52015=10099,81
Ottobre 2021105,12015=100100,38
Novembre 2021105,72015=100100,96
Dicembre 2021106,22015=100101,43
Gennaio 2022107,72015=100102,87
Febbraio 2022108,82015=100103,92
Marzo 2022109,92015=100104,97
Aprile 2022109,72015=100104,78
Maggio 2022110,62015=100105,64
Giugno 2022111,92015=100106,88
Luglio 2022112,32015=100107,26
Agosto 2022113,22015=100108,12
Settembre 2022113,52015=100108,40
Ottobre 2022117,22015=100111,94
Novembre 2022117,92015=100112,61
Dicembre 2022118,22015=100112,89
Gennaio 2023118,32015=100112,99
Febbraio 2023118,52015=100113,18
Marzo 2023118,02015=100112,70
Aprile 2023118,42015=100113,09
Maggio 2023118,62015=100113,28
Giugno 2023118,62015=100113,28
Luglio 2023118,72015=100113,37
Agosto 2023119,12015=100113,75
Settembre 2023119,32015=100113,94
Ottobre 2023119,22015=100113,85
Novembre 2023118,72015=100113,37
Dicembre 2023118,92015=100113,56
Gennaio 2024119,32015=100113,94
Febbraio 2024119,32015=100113,94
Marzo 2024119,42015=100114,04
Aprile 2024119,32015=100113,94
Maggio 2024119,52015=100114,14
Giugno 2024119,52015=100114,14
Luglio 2024120,02015=100114,61
Agosto 2024120,12015=100114,71
Settembre 2024120,02015=100114,61
Ottobre 2024120,12015=100114,71
Novembre 2024120,12015=100114,71
Dicembre 2024120,22015=100114,80
Gennaio 2025120,92015=100115,47
Febbraio 2025121,12015=100115,66
Marzo 2025121,42015=100115,95
Aprile 2025121,32015=100115,85
Maggio 2025121,22015=100115,76
Giugno 2025121,32015=100115,85
Luglio 2025121,82015=100116,33
Agosto 2025121,82015=100116,33
Settembre 2025121,72015=100116,24
Ottobre 2025121,42015=100115,95
Novembre 2025121,32015=100115,85
Dicembre 2025121,52015=100116,05
Gennaio 2026100,42025=100116,41
Febbraio 2026100,92025=100116,99
Marzo 2026101,52025=100117,69
Aprile 2026102,52025=100118,85
Maggio 2026102,82025=100119,20
Giugno 2026102,82025=100119,20
Luglio 2026103,12025=100119,54
Agosto 2026103,72025=100120,24

Cos’è il fiscal drag e perché colpisce il reddito reale

Il fiscal drag è l’aumento dell’incidenza fiscale effettiva che può manifestarsi quando i redditi nominali aumentano, ma scaglioni, soglie e detrazioni non vengono adeguati in modo coordinato. In questa situazione una quota maggiore di reddito viene sottoposta a tassazione e l’aliquota media effettiva può crescere anche in assenza di modifiche formali delle aliquote nominali.

Non si tratta quindi di un semplice aumento automatico delle aliquote, né di un fenomeno che riguarda soltanto i redditi elevati. Anche redditi medi e medio-bassi possono esserne interessati: il contribuente può vedere aumentare le imposte in proporzione senza registrare un corrispondente aumento del proprio potere d’acquisto.

Un esempio concreto di fiscal drag: i numeri

L’esempio che segue è puramente didattico e utilizza un calcolo semplificato. Ipotizziamo una struttura fiscale progressiva con aliquota del 23% fino a 28.000 € e del 35% sulla parte eccedente, senza considerare detrazioni, addizionali o altre agevolazioni. Le aliquote sono ipotesi dell’esempio, non una descrizione dell’IRPEF vigente. Non rappresenta un calcolo fiscale individuale.

Nel primo anno il reddito lordo è di 30.000 €. Nel secondo cresce a 31.500 €, un incremento del 5% in linea con un’ipotetica inflazione al 5%. Gli scaglioni fiscali restano invariati. Il 5% serve a illustrare il meccanismo e non coincide con il dato ISTAT di settembre 2026.

Scorri la tabella per leggere tutte le colonne →
Anno Reddito lordo Inflazione annua Imposta dovuta Aliquota media Reddito netto nominale Reddito netto reale*
Anno 1 30.000 € – 7.140 €28.000 € × 23% + 2.000 € × 35% 23,8% 22.860 € 22.860 €
Anno 2 31.500 € +5% 7.665 €28.000 € × 23% + 3.500 € × 35% 24,3% 23.835 € ≈ 22.700 €netto Anno 2 deflazionato del 5%
Variazione +1.500 € +5% +525 € +0,5 punti +975 € ≈ –160 €perdita reale di potere d’acquisto

*Il reddito netto reale dell’Anno 2 è ottenuto deflazionando il reddito netto nominale del 5%, cioè riportandolo ai prezzi dell’Anno 1. L’esempio è semplificato e non rappresenta un calcolo fiscale personale: il suo scopo è mostrare come un reddito nominale più alto possa corrispondere a un potere d’acquisto inferiore, per effetto combinato di inflazione e fiscal drag.

Inflazione e risparmi fermi: quando il patrimonio perde valore reale

Lo stesso meccanismo che agisce sul reddito riguarda anche il patrimonio. Una riserva di liquidità disponibile ha una funzione precisa e il conto corrente non è di per sé una scelta sbagliata. La criticità emerge quando somme non necessarie nel breve periodo restano a lungo con una remunerazione netta inferiore alla crescita dei prezzi.

È utile distinguere tra la liquidità necessaria per le emergenze, le somme destinate a spese previste nel breve periodo e il capitale potenzialmente investibile con un orizzonte medio-lungo. Allo stesso modo, conviene distinguere il rendimento nominale dal rendimento reale (dopo l’inflazione) e dal rendimento netto (dopo costi e fiscalità).

L’assenza di oscillazioni nominali non equivale all’assenza di rischio: la liquidità può perdere valore reale in modo silenzioso. Il livello di liquidità adeguato, però, dipende dalla situazione personale e non esiste una quantità valida per tutti.

Un esempio: se nell’arco di un anno i prezzi aumentano del 4,2%, 10.000 € non remunerati conservano un potere d’acquisto pari a circa 9.597 € ai prezzi iniziali: 10.000 ÷ 1,042. La perdita reale è circa 403 €, ossia il 4,03%, prima di eventuali spese del conto. È un calcolo illustrativo con quella variazione dei prezzi, non una previsione per i prossimi dodici mesi.

BTP Italia: indicizzazione all’inflazione e rendimento netto

I BTP Italia tradizionali sono collegati al FOI senza tabacchi, l’indice dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati. Il meccanismo prevede cedole reali e rivalutazione semestrale del capitale, secondo le condizioni dell’emissione. Il FOI è diverso dal NIC: il dato NIC annuo non è la rivalutazione semestrale del tuo BTP Italia e non permette, da solo, di calcolarne la prossima cedola.

L’indicizzazione non elimina il rischio emittente, le oscillazioni di prezzo o l’effetto di costi e imposte. Inoltre, il paniere FOI può differire dalle tue spese. Se acquisti sul mercato secondario, valuta anche prezzo, rateo e componente di indicizzazione maturata: comprare prima dello stacco non crea un rendimento gratuito. Per approfondire il meccanismo leggi BTP Italia e rivalutazione FOI; prezzi e rendimenti riportati in quell’analisi si riferiscono a marzo 2026.

I BTP Italia non correggono il fiscal drag sul reddito da lavoro: agiscono sulla struttura dei flussi dell’investimento. Per ogni emissione restano determinanti le condizioni ufficiali del MEF — Dipartimento del Tesoro.

Inflazione e BTP: perché conta la duration del portafoglio

Un’inflazione più alta non determina automaticamente un rialzo dei tassi: le quotazioni riflettono anche le aspettative già incorporate nei prezzi. Per chi possiede obbligazioni, però, è utile misurare la duration modificata, cioè la sensibilità del prezzo alle variazioni del rendimento richiesto dal mercato. Non coincide con gli anni mancanti alla scadenza.

Come approssimazione, un portafoglio obbligazionario con duration modificata pari a 5 può perdere circa il 5% se i rendimenti salgono di un punto percentuale: su 100.000 € sono circa 5.000 € di variazione del valore di mercato. È una stima lineare che trascura la convessità e ipotizza uno spostamento uniforme della curva, a parità delle altre condizioni; non è una previsione.

Ho approfondito questo passaggio nell’articolo sul debito pubblico italiano, nella sezione sui risparmiatori, i BTP e la duration di portafoglio, con uno stress test didattico. Il punto è valutare insieme BTP, fondi ed ETF obbligazionari, soprattutto se potresti aver bisogno del capitale prima delle scadenze previste.

Come gestire il rischio di perdita del potere d’acquisto

Non esiste uno strumento sempre efficace contro l’inflazione. La diversificazione può ridurre alcuni rischi ma non impedisce tutte le perdite, e un portafoglio può attraversare periodi con rendimento reale negativo. Per questo il rendimento va valutato nel suo complesso, al netto di costi, fiscalità e inflazione, e non soltanto in termini nominali.

Alcuni criteri utili, senza garanzie di risultato:

  • distinguere la riserva di liquidità dal capitale di lungo periodo;
  • valutare il rendimento reale e non soltanto quello nominale;
  • diversificare tra fonti di rischio differenti;
  • controllare costi e fiscalità;
  • scegliere un orizzonte coerente con gli obiettivi;
  • evitare livelli di rischio non sostenibili;
  • verificare periodicamente la coerenza della struttura patrimoniale.

Un singolo prodotto non rappresenta automaticamente una strategia: ciò che conta è la coerenza complessiva della struttura patrimoniale con obiettivi, orizzonte temporale e capacità di sostenere le oscillazioni. Anche l’assenza di una strategia rappresenta una scelta e può lasciare una parte del patrimonio esposta alla perdita di potere d’acquisto. Ciò non significa che tutta la liquidità debba essere investita.

Conclusione: il valore nominale non racconta tutto

Il valore nominale, da solo, dice poco. Inflazione e fiscal drag possono agire insieme e ridurre il potere d’acquisto anche quando il reddito o il patrimonio, in euro, sembrano crescere. La consapevolezza di questa differenza è il primo passo.

Da qui l’importanza di distinguere la liquidità necessaria dal capitale investibile e di valutare la struttura patrimoniale nel suo complesso, considerando obiettivi, orizzonte temporale, costi e fiscalità.

Domande frequenti su inflazione e fiscal drag

Che cos’è il fiscal drag?

Il fiscal drag è l’aumento dell’incidenza fiscale effettiva che può verificarsi quando i redditi nominali crescono ma scaglioni, soglie e detrazioni non vengono adeguati in modo coordinato all’inflazione. Una quota maggiore di reddito finisce così soggetta a tassazione e l’aliquota media effettiva sale anche senza modifiche formali delle aliquote nominali. Il contribuente può quindi pagare proporzionalmente di più senza un corrispondente aumento del potere d’acquisto.

Perché con uno stipendio più alto posso essere più povero?

Perché lo stipendio più alto può essere solo nominale. Ciò che conta è il reddito reale netto, cioè quanto rimane dopo le imposte e al netto dell’inflazione. Se i prezzi crescono più rapidamente del reddito netto, o se il fiscal drag aumenta l’incidenza fiscale, la stessa cifra in euro compra meno di prima. Un aumento in busta paga non equivale quindi automaticamente a un miglioramento del tenore di vita.

Il fiscal drag riguarda solo i redditi elevati?

No. Il fiscal drag può interessare anche i redditi medi e medio-bassi. Il fenomeno dipende dal mancato adeguamento coordinato di scaglioni, soglie e detrazioni rispetto all’inflazione, non dal livello assoluto del reddito. Anche un piccolo aumento nominale può spostare parte del reddito verso una tassazione proporzionalmente più elevata o ridurre l’effetto di alcune detrazioni, incidendo sul reddito reale netto.

Come incide l’inflazione sui risparmi fermi sul conto?

La liquidità ferma perde potere d’acquisto quando il suo rendimento netto rimane inferiore alla crescita dei prezzi: la cifra sul conto resta uguale, ma compra meno nel tempo. L’assenza di oscillazioni nominali non equivale quindi all’assenza di rischio reale. Una riserva di liquidità resta comunque necessaria per emergenze e spese di breve periodo; la criticità riguarda le somme non necessarie che restano a lungo poco remunerate.

Investire protegge automaticamente dall’inflazione?

No. Nessun investimento garantisce rendimenti superiori all’inflazione e un portafoglio può attraversare periodi con rendimento reale negativo. Una strategia diversificata e coerente con obiettivi, orizzonte temporale e capacità di sostenere oscillazioni può contribuire a gestire nel tempo il rischio di perdita del potere d’acquisto, ma non lo elimina. Il rendimento va sempre valutato al netto di costi, fiscalità e inflazione, non solo in termini nominali.

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